Presentazione
Fin dal suo primo concerto, nell’aprile del 1973, il Coro Tomàs Luis de Victoria ha voluto caratterizzarsi con una sua specifica personalità artistica e organizzativa, con la quale differenziarsi da quelle dei cori allora operanti nella provincia di Modena. E questo su vari versanti:
il repertorio - Già da subito individuato nella produzione sia sacra che profana dei secoli XIII – XVI e della seconda metà del secolo XX. Come pure, in quella produzione di ispirazione popolare che proprio negli anni sessanta-settanta stava arricchendosi di apporti culturali significativi, legati alle ricerche sul campo dei tesori ancora nascosti della tradizione orale locale e alle loro nuove elaborazioni musicali. Un altro repertorio del tutto nuovo per quel tempo è stato quello dei canti spirituali dei negri d’America.
la vocalità - Nei primi anni settanta, cioè negli anni in cui il T.L. de Victoria era in via di formazione, il mondo dei cori amatoriali era rappresentato principalmente da due realtà: quella dei cori a voci miste e quella dei cori a voci virili. Fra questi due ambiti le differenze erano spesso rilevanti e riguardavano sia l'assetto associativo che, soprattutto, quello culturale.
La maggior parte dei cori misti si rifaceva all'esperienza "orfeonica" di fine ottocento, e di quell'esperienza manteneva ancora molte caratteristiche; fra queste, in particolare, una vocalità ad "impostazione lirica", con la quale affrontava tutti i tipi di repertorio, da quelli operistici a quelli più propriamente di musica popolare; questi ultimi nelle elaborazioni a stampa della prima metà del novecento.
Per contro, i cori a voci virili, particolarmente numerosi nelle regioni del nord Italia, erano animati negli stessi anni da un maggior interesse verso le espressioni più genuine del canto popolare, che contribuivano a portare alla luce anche con ricerche personali, e a diffondere e valorizzare servendosi di sempre nuove elaborazioni capaci di far risaltare non solo lo spirito genuino del canto stesso, ma anche il valore musicale della vocalità "naturale" con cui venivano interpretati.
Il T.L. de Victoria è stato uno dei primi cori misti ad abbracciare l'esperienza artistica propria dei cori virili e a contribuire col suo direttore al movimento che ne ha animato l'evoluzione culturale. Da questa esperienza è derivata in particolare la scelta di una vocalità che fa tesoro di una impostazione "naturale" della voce, che il coro applica sia alla produzione colta che a quella popolaresca perché la considera come l'unica capace di dare alla parola cantata la sua valenza non solo di messaggio umano, ma anche di contenuto musicale.
il concerto e i recitals - Anche gli incontri con il pubblico sono concepiti dal T.L. de Victoria come messaggi, messaggi che si servono anche di specifici aspetti coreografici, in cui i singoli interpreti, cantando a memoria e indipendentemente l’uno dall’altro, cercano di creare atmosfere di intima spiritualità.
la vita associativa - Convinto del valore, sia culturale che sociale, legato alle forme associative corali, il T.L. de Victoria e il suo direttore, hanno rappresentato, nella provincia di Modena, un punto di riferimento per la nascita di nuove e giovani realtà corali.
* * *
Curriculum
Il coro trae il suo nome da uno dei massimi compositori di musica polifonica del cinquecento, lo spagnolo Tomàs Luis de Victoria, allievo di Palestrina. Fondato nel 1972 da Giovanni Torre e da alcuni amici appassionati di canto corale, il coro può contare attualmente su circa cinquanta cantori a voci miste. Esso ha al suo attivo più di 600 esibizioni, fra concerti e rassegne corali, effettuate in Italia e all’estero (Austria, Catalogna, Francia, Polonia, Turchia, Ungheria) ed è, oggi, uno dei più qualificati complessi corali della regione Emilia-Romagna.
Il repertorio, che si basa anche su un originale lavoro di ricerca, spazia dall’arte corale sacra e profana dei secoli d’oro (XI-XVI) del canto corale “a cappella”, ai temi e alla produzione musicale colta e popolare contemporanea, non trascurando, al contempo, anche musiche “concertate” per soli, coro e orchestra.
“Dalla lauda allo spiritual – La preghiera e la lode a Dio nel canto delle genti”, “Riscopriamo i nostri canti”, “Lasciateci cantare la pace”, “Humori di piazza e di contrade per un Theatro dell’udito – Forme espressive dell’arte corale profana e popolaresca del ‘500 emiliano” (con brani di Filippo Azzaiolo, Orazio vecchi, Adriano Banchieri), il “Magnificat” di Antonio Vivaldi, la “Messa in do magg. K337” di Wolfgang Amadeus Mozart, il “Canto general” di Mikis Theodorakis, su testi poetici di Pablo Neruda, la “Misa criolla” e la “Navidad nuestra” di Ariel Ramirez, su melodie e ritmi popolari argentini, per giungere al concerto dal titolo “Passione e morte di Gesù Cristo secondo la sindone” a commento di una conferenza con proiezione di diapositive sul tema della sindone, sono, in particolare, i titoli di alcuni concerti-recital che il gruppo è solito eseguire con una impostazione vocale che fa tesoro dei valori musicali più propri della espressività popolare e con una concezione scenica sempre attenta ad instaurare un clima di stimolante confronto con il pubblico.